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Venezuela, Groenlandia... E non finisce qua?

Data pubblicazione: 28 gennaio 2026

Autore:

Wealthype.ai per Fineco Bank
Rappresentazione visiva dell'articolo: Venezuela, Groenlandia... E non finisce qua?
  1. Il 2026 si è aperto con un’accelerazione delle tensioni geopolitiche.
  2. Torna centrale il tema del controllo di risorse strategiche come terre rare e materie prime critiche.
  3. Per gli investitori, come tutto ciò influisce sulle opportunità di investimento?


DOVE SI TROVANO LE TERRE RARE NEL MONDO?

I primi dieci Paesi per riserve note di terre rare nel 2024 (in milioni di tonnellate di rare earth oxide) af735000-5410-49a9-8046-174efddc08a2_20260128.webp

Fonte: Statista, USGS


Se nel 2025 i colpi di scena non sono mancati, tra politiche commerciali più aggressive e tensioni geopolitiche vecchie e nuove, sembra proprio che il 2026 non voglia essere da meno. Non abbiamo nemmeno avuto il tempo di brindare al nuovo anno che il presidente statunitense Donald Trump è tornato ad alzare il livello della tensione.


Il 3 gennaio, le forze USA sono intervenute a Caracas, in Venezuela. E pochi giorni più tardi, il presidente USA ha annunciato l’intenzione di “acquisire” la Groenlandia, attualmente territorio semiautonomo amministrativamente appartenente al Regno di Danimarca. Per non menzionare le mire su Cuba e Colombia.

Risorse strategiche più che mai nel mirino


Ma cosa c’è dietro la volontà trumpiana di riscrivere la cartina geopolitica globale? Sicuramente parte della risposta ha basi economiche: sia in Venezuela sia in Groenlandia si trovano enormi giacimenti ancora inesplorati di terre rare, un gruppo di 17 elementi chimici difficili da estrarre, ma fondamentali in settori come l’Intelligenza Artificiale, i semiconduttori e l’energia pulita.


Tutti elementi – ed è questo che duole agli States – sui quali la Cina ha attualmente quasi un monopolio, controllando circa il 60% dell’estrazione e oltre il 90% della raffinazione e della lavorazione.


Inoltre, il Venezuela è il principale Paese al mondo per riserve di greggio (303 miliardi di barili di greggio da estrarre, secondo la US Energy Information Administration (1)).

Il vero tema è la competizione con la Cina


L’obiettivo del presidente statunitense sarebbe dunque duplice: ridurre la dipendenza dalla Cina sulle terre rare e, al contempo, mettere in discussione il monopolio di Pechino. Anche perché, in virtù della generosità dei suoi giacimenti, quest’ultimo è in grado di controllare la catena delle forniture globali.


NON CONTA SOLO DOVE SONO LE RISORSE, MA CHI CONTROLLA L'OFFERTA

Produzione globale di terre rare nel 2024, % per Paese

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Fonte: Statista


Va detto che, sia in Groenlandia sia in Venezuela, le risorse naturali si trovano allo stato “grezzo”. E se finora non sono ancora state sfruttate in modo massivo, ci sono dei motivi validi: la Groenlandia è un territorio ostile, quasi interamente ricoperto di ghiaccio. Le circa 1,5 milioni di tonnellate di terre rare che vi si trovano sono intrappolate in una roccia particolare, che rende l’estrazione difficile e costosa. Un discorso simile vale per il petrolio venezuelano, di un tipo “pesante” e difficile da raffinare (senza considerare il pessimo stato delle infrastrutture del Paese, che potrebbe richiedere investimenti consistenti).


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Fonte: Il Post, Al Jazeera


C’è poi probabilmente una seconda ragione, più “strategica” in ottica geopolitica, dietro le mosse di Trump: contrastare l’avanzata di due potenze come Russia e Cina.


Geoeconomia e mercati: qualche “take home” per gli investitori


Insomma, si sarà capito: il contesto sta rapidamente mutando. Con quali implicazioni per chi investe? Naturalmente, il suggerimento non è inseguire la cronaca minuto dopo minuto: diciamo spesso, e lo ribadiamo, che per investire – soprattutto nell’azionario – è fondamentale guardare al lungo termine, senza lasciarsi distrarre dal day-by-day e dal molto rumore (spesso) per nulla.


Tuttavia, viviamo nel mondo ed è importante osservare come il cambiamento degli equilibri geopolitici stia ridefinendo le catene del valore. Proprio da queste trasformazioni potrebbero nascere nuove opportunità per chi investe, per esempio nel settore delle terre rare.


Prendiamo l’indice S&P Global Essential Material Producers, che traccia le aziende minerarie e produttrici di metalli chiave per la transizione energetica, tra i quali proprio le terre rare:


  1. negli ultimi 12 mesi, questo indice ha registrato una performance del +104% circa (2);
  2. ha così battuto - e di gran lunga - il più ampio MSCI All Country World (+19,1%) (3).
  3. E l’S&P 500, benchmark dell’equity statunitense (e, in qualche modo, di quello globale)? Si è fermato al +13,3% (4).


I presupposti per continuare a crescere non mancano, vista la rilevanza strategica di questi materiali per il proseguimento di Megatrend come l’Intelligenza Artificiale e la transizione energetica.


In questo contesto, per gli investitori, la sfida è mantenere un portafoglio diversificato e coerente con gli obiettivi di lungo periodo, nella consapevolezza che, anche in uno scenario più complesso e frammentato, possono aprirsi opportunità interessanti.




(1) https://www.eia.gov/international/analysis/country/VEN

(2) https://www.spglobal.com/spdji/en/indices/commodities/sp-global-essential-metals-producers-index/#overview, dati in USD e price return, al 20 gennaio 2026/

(3) https://www.msci.com/indexes/index/892400, dati in USD e price return, al 20 gennaio 2026

(4) https://www.spglobal.com/spdji/en/indices/equity/sp-500/#overview, dati in USD e price return, al 20 gennaio 2026


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